Trattamenti in impianti di ulivi
Michela Lugli

L’ulivo o Olea Europea, specie alla quale appartengono tutte le varietà coltivate, è un sempreverde arboreo di media grandezza, ma può arrivare a raggiungere altezze di 15 metri.

Caratterizzato da foglie opposte, ovali, coriacee di colore verde scuro sulla pagina superiore e biancastre su quella inferiore, è l’unica tra le seicento specie appartenenti alla famiglia delle Oleaceae ad avere un frutto direttamente edibile sotto forma di olive da tavola o trasformato in olio.

Coltura tipicamente mediterranea, pare sia presente in diverse regioni della penisola, da oltre un milione di anni con numerose cultivar in funzione delle quali, presenta produzioni e gestioni colturali differenti influenzate anche dalle condizioni pedoclimatiche.

La chioma globosa o arrotondata, abbastanza densa, tende con gli anni ad assumere un profilo emisferico e, in funzione del portamento delle sue ramificazioni, classifica le cultivar in piante con portamento assurgente o eretto, come il Moraiolo, Morchiaio, Carolea e altre, a portamento pendulo, tra cui il Frantoio, Maurino, Pendolino e altre, o a portamento aperto come il Leccino, Ascolana tenera, Giarraffa e altre.

In ogni caso, la densità della chioma, di cui dovremo tenere conto in fase di trattamento, varia in funzione di variabili ambientali, della cultivar e delle tecniche colturali.

Pianta longeva, si adatta a condizioni estreme quali la siccità e le temperature elevate ma è anche resistente alle basse temperature, fino a un massimo di otto gradi sotto lo zero, e si adatta a molti tipi di terreno pur prediligendo quelli areati.

Una classificazione didattico-scientifica, suddivide le aree di coltivazione dell’ulivo sul territorio italiano in calda, media e fredda. Naturalmente, a seconda dell’area di appartenenza, avremo problematiche differenti: nella zona fredda che comprende le aree a nord fino alle zone interne della dorsale appenninica, si dovrà affrontare il gelo; nella sottoarea calda e media che comprende i territori costieri della Liguria e buona parte di quelli meridionali e insulari, andrà affrontato il problema della gestione idrica con interventi di irrigazione.

A seconda della zona geografica con cui operiamo, poi, saranno differenti le caratteristiche del frutto e della gestione dell’impianto.

Trattamenti: diserbo e concimazione

Pianta originariamente a sviluppo arbustivo in cui il rinnovo della chioma avviene per emissione di polloni da gemme avventizie poste alla base della pianta, si presenta oggi, in seguito a modifiche del naturale habitus, come pianta a fusto o tronco unico che sviluppa una stretta correlazione tra la crescita della chioma e quella delle radici: riducendo le dimensioni e quindi le funzionalità della prima, si riducono anche quelle dell’apparato radicale.

Gestita in filari, vive oggi una tendenza di deriva ambientale-ecologista che porta a ridurre gli interventi di diserbo chimico a carico della copertura erbosa interfilare, soprattutto in aree non pianeggianti.

Vero è che l’inerbimento interfilare può competere con le piante in quanto a minerali e acqua, ma, di contro, assicura l’arricchimento in carbonio del suolo, il miglioramento delle caratteristiche fisiche del terreno e la stimolazione dell’attività microbica con conseguente maggiore disponibilità di elementi per le radici.

In merito alla concimazione, il cui scopo è reintegrare gli elementi nutritivi asportati dalla pianta con gli interventi di raccolta e potatura, è possibile stimare le asportazioni di elementi minerali per pianta moltiplicando il loro contenuto nei vari organi, espresso come percentuale sulla sostanza secca, per la quantità totale di frutti, rami e foglie asportati.

In linea di massima per un olivo irrigato in produzione, senza eccessiva spinta all’alternanza produttiva tipica di questa pianta e gestione della chioma orientata alla potatura minima, si possono considerare asportazioni medie annue di biomassa pari a 20 chili di olive, 10 di legno e 2 di foglie. Utilizzando questi dati e ponendo il rapporto tra sostanza secca e fresca nell’ordine del 52-58 per cento, si può stimare che l’asportazione media annua è di 200 chili di azoto, 160 di fosforo e 190 di potassio. A tali dati vanno poi fatti gli aggiustamenti del caso.

La concimazione che avviene in vari momenti della crescita della pianta può essere al suolo o fogliare. Nella concimazione al suolo, qualora si utilizzi un atomizzatore a spalla o comunque un impianto dotato di ugelli, dovremo prestare attenzione alla scelta del concime e alla qualità delle acque in quanto, alcuni fertilizzanti non sono completamente solubili e potrebbero generare problemi in fase di distribuzione.

La concimazione fogliare, potendo essere abbinata a trattamenti antiparassitari, permette l’impiego di un atomizzatore a spalla dotato di ventola che garantisce una buona e omogenea distribuzione, offre alla pianta un rapido rifornimento di elementi nutritivi e, per questo, è funzionale alla rapida correzione di squilibri nutrizionali.

Inoltre, questo tipo di concimazione è consigliata in uliveti a secco dove la carenza idrica riduce l’efficacia della concimazione a suolo.

Come la concimazione a suolo, anche la concimazione fogliare va effettuata in più momenti dell’anno in funzione delle fasi di sviluppo: il primo intervento, con concimi azotati, si effettua in fase di germogliamento, il secondo in pre-fioritura e l’ultimo in fase di allegagione.

Affinchè i risultati siano ottimali, la distribuzione del prodotto andrebbe effettuata nelle prime ore del mattino e in assenza di vento.

Trattamenti e malattie più diffuse

Difesa sanitaria e rispetto ambientale sono divenuti caratteri imprescindibili l’uno dall’altra in tutte le coltivazioni e, a maggior ragione nell’ulivo, dove questo trend unito alle caratteristiche della coltura, ha spinto molte produzioni ad abbracciare il metodo biologico.

A misure preventive di scelta di piante sane e certificate, di mantenimento degli equilibri biologici, di scelta di cultivar adatte, di sistemi di irrigazione idonei e di consociazioni favorevoli, si associano trattamenti necessari alla lotta contro le oltre trecento specie di parassiti che convivono con gli ulivi. Di queste solo un centinaio di funghi e batteri sono dannosi, una dozzina di virus e qualche altro organismo ma sono solo pochi gli esponenti davvero significativi per i quali si attuano specifiche lotte.

Tra i batteri, la Rogna – Pseudomonas savastanoi pv savastanoi, aggredisce la pianta provocando tumori su rametti e organi vegetativi. L’epoca di maggiore presenza è in autunno-inverno, in primavera e dopo la raccolta durante la quale, soprattutto se meccanica, si producono lesioni o ferite che lasciano spazio alla penetrazine del battere.

Tra le azioni fitoiatriche, si consiglia la disinfezione dopo la potatura, il freddo e la grandine, con composti rameici ad azione batteriostatica.

Tali operazioni, effettuabili con atomizzatore a spalla, richiedono le precauzioni tipiche degli interventi con i composti rameici essendo prodotti di copertura da contatto. Affinchè si abbia una distribuzione omogenea su tutta la superficie fogliata, si dovrà effettuare una buona taratura dell’atomizzatore con la giusta pressione e portata. I trattamenti vanno effettuati in assenza di vento e di precipitazioni e la distribuzione deve essere omogenea e uniforme.

Tra i funghi, citiamo l’Occhio di pavone o Spilocaea oleaginosa, tra le più diffuse malattie fungine, presenta forme più o meno gravi.

Si tratta di una malattia a carico delle foglie e delle drupe – dei frutti, su cui provoca macchie circolari più o meno estese. La primavera è la stagione di maggiore rischio di contaminazione cui segue un periodo di incubazione piuttosto lungo.

In quanto a trattamenti, anche in questo caso andremo a distribuire con l’atomizzatore a spalla un prodotto rameico prima della ripresa vegetativa se la possibilità che si verifichi la malattia è alta, ad esempio in presenza di condizioni pedoclimatiche favorenti l’insorgenza, così da agevolare la caduta di foglie infette grazie all’azione fitotossica del rame. Un secondo trattamento va fatto in pre-fioritura.

Gli episodi che possono verificarsi in settembre, possono essere diagnosticati in estate con la diagnosi precoce fatta in laboratorio e, in caso di riscontro positivo, dovremo programmare un terzo intervento alla comparsa delle prima macchie.

Non potendo dilungarci su tutte le malattie, citiamo tra i principali agenti fungini, la Piombatura o Mycocentrospora cladosporiodes, la Lebbra o Colletotrichum goleosporioides, la Verticillosi o Verticillium dahliae e la Fumaggine. Tra i parassiti animali, la Mosca delle olive o Bactrocera oleae, la Tignola dell’olivo o Prays oleae e la Cocciniglia nera o Saissetia oleae.

I trattamenti nell’oliveto con l’atomizzatore a spalla

Principale ambito di applicazione per l’atomizzatore a spalla, è naturalmente la difesa fitosanitaria. Non possiamo dire esistano veri e propri criteri tecnici o tecnologie ottimizzate come si può affermare per altri tipi di colture. Questo, principalmente perchè per l’ulivo entrano in gioco, assumendo forte peso e importanza, numerosi fattori estremamente variabili tra cui, oltre alle componenti naturali e ambientali, l’architettura delle piante e la loro disposizione sull’appezzamento.

Visto il notevole sviluppo della chioma, la sua irregolarità e la bassa densità fogliare dovuta alla forma e alla consistenza delle foglie, un trattamento di bagnatura che sia localizzato risulta essere la migliore soluzione.

In questo, le caratteristiche di un atomizzatore a spalla, quale potrebbe essere il modello M1200 Cifarelli, dotato di aeroconvezione e caratterizzato dalla generazione di una popolazione di goccioline uniforme con diametro medio pari ai 100 micron, offre buoni risultati in quanto a copertura, penetrazione delle goccioline nella vegetazione e, a fronte di un impiego ottimale della macchina, risponde ai requisiti di tutela ambientale riducendo la dispersione di prodotto con conseguente riduzione della deriva.

La gittata massima verticale di 16 metri risulta, poi, essere più che sufficiente al trattamento di un impianto arboreo e, a maggior ragione, di un uliveto come in questo caso.

Infine, è consigliabile localizzare la distribuzione del prodotto fitosanitario più sulle branche che sulla chioma in particolare nel primo di tre trattamenti mediamente fatti in un anno che avviene in genere nel periodo primaverile, quando l’umidità è ancora ferma a livelli favorenti lo sviluppo di funghi.

Ciò è consigliabile inoltre, per le caratteristiche della chioma stessa e perchè una bagnatura abbondante del legno consente di trattare le ferite eventualmente provocate dalla potatura impedendo l’ingresso di patogeni.

Michela Lugli

About Michela Lugli

Journalist – Giornalista

Atomizzatori, Uso delle macchinePermalink

Comments are closed.