L’atomizzatore in zootecnia, un alleato per il successo delle prassi igienico-sanitarie negli allevamenti
Michela Lugli

Umidità, residui organici di origine alimentare quali cibo in mangiatoia o nelle aree di stabulazione, presenza di deiezioni, aria ricca di gas e temperature spesso superiori all’ambiente esterno. Sono tutti caratteri che fanno da comune denominatore quando parliamo di gestione igienico-sanitaria in merito agli ambienti predisposti al ricovero di animali, che si tratti di specie bovina, ovi-caprina, suina o di avicunicoli.

Naturalmente, in relazione a ciascuna specie allevata, è possibile individuare punti critici comuni a tutti gli indirizzi produttivi e aspetti che al contrario, riguardano nello specifico fattori di rischio tipici di ciascuna specie.

La sanificazione

In tutti i casi, è fondamentale e necessario ricorrere periodicamente a interventi di detersione e sanificazione, atti a trattare le superfici dei locali produttivi così da renderle pulite. Interventi che possiamo dividere in operazioni di natura fisica, la cui funzione si esplica principalmente nell’eliminazione-rimozione dello sporco macroscopico, quindi visibile, e altre di natura chimica, finalizzate all’eliminazione o riduzione a un livello accettabile dei microorganismi presenti.

Lo strumento giusto per i migliori risultati

Diversi sono gli strumenti applicativi impiegati per la pulizia-disinfezione con prodotti di origine chimica ugualmente caratterizzati da un’ampia scelta di principi attivi. Parametro chiave per una buona riuscita delle operazioni di pulizia è la giusta scelta di entrambi questi strumenti.

Partendo dai principi attivi, quelli disponibili in commercio sono numerosissimi. Per citare qualche esempio, esistono composti a base di cloro, tra cui cloroisocianurati, ipocloriti, cloramine e clorofosfati. Questo elemento chimico di per sé svolge una forte azione ossidante con conseguente effetto immediato sulle sostanze organiche con cui viene in contatto; per questa sua caratteristica è un ottimo disinfettante istantaneo ma, oltre ad essere rapidamente inattivato dalla sostanza organica, ha non trascurabili effetti corrosivi su acciai e metalli in genere.

Lo iodio, forte ossidante, è di solito impiegato in soluzioni acide ma non dispone di una attività residuale comunque necessaria per la disinfezione negli allevamenti, macchia e ha un costo piuttosto elevato. Caratterizzate da attività virucida e non corrosive per i metalli, sono le aldeidi così come i Quac, quaternari d’ammonio, che posseggono attività battericida e virucida e frequentemente, vengono impiegati in associazione con altri principi attivi che ne completano lo spettro di attività.

Il ricorso a più principi attivi contemporaneamente, permette di ottenere un’azione istantanea e residuale attiva su batteri gram negativi, gram positivi, virus e spore.

Sono parametri da considerare nella scelta del prodotto, anche la compatibilità con i materiali delle strutture presenti in allevamento, le esalazioni che devono essere ridotte al minimo e facilmente eliminabili con aerazione dei locali, il costo e quindi l’efficacia a basse concentrazioni e la facilità di distribuzione con le apparecchiature idonee.

A tale proposito, per la fase di disinfezione con mezzi chimici, sta crescendo da qualche anno a questa parte, l’interesse verso l’uso dell’atomizzatore.

Il costo contenuto, l’estrema praticità, la facilità d’impiego, i ridotti peso e ingombro e la possibilità, vista la maneggevolezza dell’attrezzatura, di raggiungere angoli difficilmente accessibili e quindi eliminare alcuni punti critici caratteristici delle operazioni di disinfezione e sanificazione, sono indubbi fattori di successo.

Il fattore che fra tutti offre maggiori vantaggi alla sua applicazione in ambito zootecnico, è la capacità di offrire un trattamento effettivo, garantito, con polverizzazione del prodotto in particelle di 103 micron di media che, grazie alla loro uniformità, penetrano nei più piccoli spazi; pur caratterizzato da gittata massima in verticale di 16 metri, per un trattamento completo al cento per cento si arriva fino ad un’altezza di 13 metri che risponde pienamente alle esigenze dei capannoni per il ricovero degli animali. Infine, in molti casi, per larghezze fino a 8 metri, è possibile effettuare il trattamento dall’esterno.

Atomizzatore_zootecnia

Mancata igiene

Se condotte in modo appropriato, le operazioni di pulizia e sanificazione, consentono di eliminare una parte importante e significativa di microrganismi che se non rimossi proliferano pericolosamente.

Le profilassi igienico sanitarie, la cui importanza è tanto maggiore quanto più intensive sono le condizioni di allevamento, sono da considerarsi strumenti di prevenzione nella lotta alle malattie infettive e, per questo, devono essere metodiche e routinarie.

Non potendo, infatti, agire sulla virulenza dell’agente eziologico, sono da ritenersi opportune azioni orientate alla riduzione della ricettività dell’ospite, mediante il rafforzamento del sistema immunitario e sull’ambiente così da rendendolo il meno possibile idoneo ad essere ricettacolo e sito di moltiplicazione dei microrganismi patogeni.

La sola detersione, anche scrupolosa, non garantisce l’allontanamento totale dei contaminanti microbici.

I batteri, quando colonizzano una superficie, concentrandosi con molecole organiche e inorganiche, costituiscono un ‘film di condizionamento‘; in questa fase, definita di adsorbimento al substrato, le interazioni tra cellule batteriche e superficie in questione sono deboli e la loro rimozione è facile.

Successivamente, si assiste a quella che viene definita ‘adesione delle cellule batteriche‘ in cui sono coinvolte forze a corto raggio che rendono la rimozione delle cellule più difficoltosa, richiedendo interventi energici come lo spazzolamento e il raschiamento. I batteri adesi crescono, si moltiplicano utilizzando le sostanze organiche presenti come nutrienti e formano microcolonie la cui fusione, in un tempo più o meno lungo che va da pochi giorni a settimane, genera uno strato continuo – biofilm – di cellule su tutta la superficie. Le cellule batteriche strutturate nel biofilm, diventano più resistenti ai trattamenti antimicrobici.

Il risultato di un programma di pulizia e disinfezione frequenti, è quello di impedire la formazione di questa ‘copertura’ difficile da eliminare. Solo affiancando alla detersione una corretta disinfezione, meglio se effettuate in due distinti momenti, si potrà scongiurare la sopravvivenza delle cellule microbiche adese alle superfici con conseguente loro proliferazione e colonizzazione dell’impianto produttivo.

Pulizia dei mezzi

Correlata alla gestione dell’igiene in allevamento, è anche la sanificazione degli autoveicoli adibiti al trasporto degli animali definita da precise disposizioni di legge.

Appena effettuato lo scarico degli animali, gli automezzi devono essere prima puliti e poi lavati e disinfettati.

Anche in questo caso, un prezioso alleato è l’atomizzatore grazie al quale sarà possibile portare a termine la pulizia del mezzo nella sua interezza, comprese le ruote, i parafanghi e le eventuali corde utilizzate per il trasporto degli animali.

Michela Lugli

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Journalist – Giornalista

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