Dopo la pioggia il caldo. E’ ora di pensare alle zanzare
Michela Lugli

Come ogni anno, da marzo a novembre, amministrazioni comunali e privati sono impegnati nei trattamenti antizanzara siano essi larvicidi o adulticidi.

I primi, vanno ad eliminare gli insetti allo stadio larvale così da limitarne lo sviluppo in fase adulta; il trattamento adulticida, ha la funzione di abbattere la popolazione già esistente.

Mentre il primo viene in genere fatto con pastiglie effervescenti da sciogliere nelle aree in cui vi siano ristagni d’acqua – mezzo vettore per la riproduzione delle zanzare – il trattamento adulticida può essere effettuato attraverso l’irrorazione di una micro-emulsione distribuita, preferibilmente, con un atomizzatore.

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Le zanzare. Solo fastidio?

Detto ciò, prima di passare all’aspetto più pratico dei trattamenti, va chiarito che in ogni caso, andiamo ad utilizzare prodotti che possono avere risvolti dannosi per l’uomo, per l’ambiente e per ciò che nell’ambiente abitualmente vive.

Le zanzare, ditteri culicidi dotati nella femmina di apparato boccale pungente succhiante, contrariamente a quanto normalmente si pensa, hanno una propria importante funzione nell’ecosistema.

In virtù del loro regime alimentare a base di nettare vegetale – solo la femmina fecondata si nutre di sangue destinando l’apporto proteico di quest’ultimo alla maturazione delle uova prima della loro deposizione – sono un importante vettore d’impollinazione per le piante. Le larve costituiscono una fonte alimentare per i pesci e, quando prima dello sfarfallamento, raggiungono uno stadio più adulto, diventano appetitose per uccelli, pipistrelli, anfibi e diversi altri animali insettivori.

Non stiamo suggerendo una ‘pacifica convivenza’ con questi insetti oggettivamente fastidiosi e in alcuni casi pericolosi per la salute umana; solo, il suggerimento è quello di agire con criterio e coscienza consapevoli del fatto che stiamo andando ad impiegare sostanze non prive di effetti negativi sull’ambiente e sull’uomo.

Ma quali sono le zanzare presenti in Italia?

Sul territorio nazionale sono presenti circa settanta diverse specie di zanzare, ciascuna con abitudini e caratteristiche diverse. Cercare di conoscere le principali non è un puro esercizio entomologico, bensì un’informazione importante e utile per intervenire con la massima efficacia e il minor impatto ambientale e economico possibile.

Negli ultimi decenni, alla zanzara comune che fa la sua comparsa al crepuscolo – Culex pipiens – di colore marroncino chiaro attiva alla sera e alla mattina presto, si è aggiunta qualche specie diurna – Aedes caspius e albopictus – quest’ultima conosciuta come zanzara Tigre, nera a strisce bianche, più molesta ed aggressiva, introdotta dagli Stati Uniti con carichi di copertoni usati. Di origine asiatica, grazie alla capacità delle sue uova di superare le rigide temperature invernali, si è velocemente diffusa sul territorio nazionale. Fortunatamente vola poco e per questo è possibile circoscrivere l’area infestata, di contro, anche minime quantità di acqua ne consentono la riproduzione.

E’ di competenza delle provincie e delle regioni, infine, il contenimento della  zanzara da risaia – Ochlerotatus caspius – di colore marrone con lievi striature, capace di volare per diversi chilometri e attiva in particolare alla sera quando si muove in sciami.

Una curiosità, la vibrazione delle ali è caratteristica delle femmine vergini e viene emessa da un organo stridulante posto alla base delle ali. Tale ronzio è avvertito solo dai maschi giovani che verranno attirati per l’accoppiamento stimolato, poi, da un ferormone afrodisiaco.

Trattamenti larvicidi

Questo tipo di intervento si caratterizza per una elevato grado di efficacia: si arriva a colpire anche l’85 per cento della popolazione.

La zanzara come siamo abituati a conoscerla, prima di assumere le sembianze di insetto alato, passa attraverso lo stadio di larva che, con quattro mute, diventa pupa per compiere infine, la metamorfosi che la trasformerà in adulto.

La larva si nutre di materiale organico presente nell’acqua, per questa ragione, ristagni d’acqua, riparati dal sole, con presenza di foglie, legno o altro materiale organico rappresentano l’habitat riproduttivo ideale e vanno evitati.

Il processo che partendo dall’ovodeposizione porta allo stadio di adulto, ha una durata variabile in funzione della specie e della temperatura ambientale; nella fase di massima riproduttività è di circa 7-14 giorni.

Tra i prodotti di possibile utilizzo, citiamo i regolatori della crescita ad azione larvicida e ovicida e prodotti il cui principio attivo biologico agisce su base proteica. Per citarne qualcuno, appartengono al primo tipo il Pyriproxifen e Diflubenzuron – nome dei principi attivi – che agiscono sul meccanismo ormonale alla base della muta e hanno una persistenza di circa tre settimane ma non sono selettivi, cioè agiscono colpendo indiscriminatamente anche altri insetti e crostacei. E’ del secondo tipo il Bacillus thurigensis varietà israeliensis caratterizzato da un impatto ambientale minore rispetto ai primi e di uso più comune. Si tratta di un batterio che produce un’endotossina ovvero un cristallo che ingerito dalle larve libera la vera e propria tossina letale. Per la sua natura biologica si degrada rapidamente, per questo il trattamento andrà ripetuto ogni 7-10 giorni.

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Trattamenti adulticidi

Questi trattamenti hanno effetto immediato nel breve periodo abbattendo la popolazione presente al momento del trattamento e vengono in genere attuati con prodotti a base di Piretro. E’ bene, a questo punto, sottolineare la differenza tra Piretrine – composti naturali estratti dai crisantemi con proprietà insetticida impiegati negli insetticidi casalinghi – e Piretroidi – insetticidi di sintesi molto più tossici e persistenti nell’ambiente che a differenza delle Piretrine non sono fotolabili. I più comuni sono la Permetrina, la Cipermetrina e la Deltametrina; Piretrine e Piretroidi sono tra gli insetticidi più diffusi.

Affinchè i trattamenti siano efficaci è bene individuare la fascia oraria in cui effettuarli valutando anche il tipo di zanzara da colpire.  Se andremo ad agire nei confronti della zanzara comune – Culex – sarà bene intervenire nelle prime ore della sera o all’alba; nel caso il bersaglio fosse la zanzara Tigre, il tardo pomeriggio sarà il momento migliore.

Il trattamento, la cui cadenza dovrà essere piuttosto ravvicinata nei mesi più critici – da aprile a ottobre – può essere fatto con diversi sistemi meccanici.

Il vantaggio dell’atomizzatore a spalla, sta nella sua capacità di distribuire il prodotto in modo mirato e preciso tanto in aree non molto estese che in zone difficilmente raggiungibili con mezzi portati e quindi meno agili. L’impiego di un atomizzatore, inoltre, ha il vantaggio di dispensare l’operatore dalla fatica del pompaggio insita nell’uso di pompe a spalla manuali anche qualora si trattasse di giardini o piccoli appezzamenti.

Inoltre, grazie al micronizzatore e all’aria che funge da vettore per il prodotto chimico e crea movimento nella vegetazione, si ottiene un migliore risultato. Ciò è vero a maggior ragione nei trattamenti contro le zanzare che, durante le ore calde, trovano riparo nelle aree di vegetazione più fitta .

Il contatto tra la zanzara e il prodotto impiegato, potrà avvenire sia in fase di volo dell’insetto sia quando esso si posi sulla superficie vegetale trattata.

Naturalmente andranno attentamente osservate le dosi indicate sul prodotto scelto che dovrà essere distribuito sulla vegetazione, fino a due metri d’altezza, lungo i lati perimetrali evitando le zone di prato assolato dove avrebbe scarsa o nulla utilità. Anche in questo caso vale l’accorgimento valido per tutti i trattamenti con fitofarmaci: il prodotto non andrà distribuito in giornate molto ventose o in giornate o settimane in cui siano previste piogge.

Quando trattare

Da novembre a marzo, solo le temperature possono fare la loro parte; periodi di qualche giorno – 2 o 3 –  al di sotto dei dieci gradi centigradi, possono infatti neutralizzare le uova di zanzara Tigre; da marzo, quando le temperature salgono al di sopra dei 10 gradi e il fotoperiodo si allunga, è il momento di agire con pratiche di prevenzione quali ovitrappole e larvicidi ma anche facendo attenzione ad eliminare ristagni d’acqua, coprendo i bidoni per la raccolta di acqua piovana, svuotando settimanalmente nel terreno e non nei tombini l’acqua dei sottovasi, dei piccoli abbeveratoi, degli annaffiatoi o di altri contenitori e provvedendo al taglio periodico dell’erba. A giugno, il caldo e l’umidità provocano una vera e propria esplosione di questi insetti. A questo punto, se si è lavorato bene prima, la situazione sarà vivibile, altrimenti si dovrà passare alle pratiche di disinfestazione viste sugli adulti.

A fine agosto il picco di infestazione è massimo ma da qui fino all’anno successivo, la strada è in discesa; con la fine dell’estate e il sopraggiungere di temperature più basse, infatti, la presenza di questi insetti diminuisce fino alla loro scomparsa.

Michela Lugli

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